Cos’è una famiglia, cosa non lo è

Chiara Appendino, neosindaco grillino di Torino, non solo ha assegnato l’assessorato alla Famiglia al presidente dell’Arcigay, Marco Alessandro Giusta, ma gli ha anche cambiato nome trasformandolo in assessorato “alle famiglie” e dando a Giusta pure la delega alle Pari opportunità, affinché siano trasformate in quella omologazione tra uomo e donna che è alla base dell’indifferenzialismo sessuale fondante l’ideologia gender. Inutile dire che la decisione della Appendino è stata accolta dal plauso generale e neanche mezza parola di contestazione è stata mossa né alla decisione di fare assessore alla famiglia uno che la famiglia non ce l’ha e non l’avrà mai, né alle parole con cui il sindaco (che ora sugli atti amministrativi si fa chiamare “sindaca” perché il boldrinismo straripa ormai) ha spiegato il passaggio lessicale dal singolare al plurale: “Non è solo una questione nominalistica, ma un cambio di approccio che consiste nel dare un nome alle cose, a quelle realtà che già esistono e che non trovano un riconoscimento nemmeno nel linguaggio”. Ovviamente ‘sta cavolata meramente propagandistica è stata accolta dalla stampa di regime, Repubblica in testa, con l’utilizzo smodato della parola “rivoluzione” in ogni titolazione. Proviamo però a prenderla sua serio, perché alcune conseguenze di questa decisione saranno serie e avranno ripercussioni immediate. Proprio il neoassessore già presidente dell’Arcigay ha annunciato l’inserimento “nello Statuto della città di Torino” del riconoscimento delle “famiglie omogenitoriali”, ha ventilato l’utilizzo delle espressioni “genitore 1 e genitore 2” in tutta la modulistica comunale secondo i dettami dell’ideologia gender e ha concluso spiegando serafico in un’intervista alla sempre disponibile Repubblica: “Del resto non c’è nulla di naturale nella famiglia, come ricorda nel suo ultimo libro Chiara Saraceno”. Ed eccoci al punto. La questione è tutta qui, nell’approccio ideologico nutritosi della lettura di libri di sociologi che hanno l’obiettivo non della tutela “delle famiglie”, ma della devastazione del concetto stesso di famiglia. Non la sopportano, la considerano retaggio medievale, simbolo della dominazione ecclesiastica sull’Italia, vecchio arnese utile solo a dar consenso al democristianismo imperante nel Paese. Sono sociologi del Sessantotto, del femminismo, della lotta alla borghesia perché il proletariato e la lotta di classe eccetera eccetera, che rimasti senza sogno palingenetico rivoluzionario (travolto dalla storia sotto i loro occhi), hanno rivolto tutta la loro rabbia contro il soggetto insieme più duraturo e più fragile, simbolo di come avessero sbagliato ogni analisi e buttato al vento la loro gioventù: la famiglia.

Proviamo a prendere sul serio dunque l’affermazione ideologica che è alla base non solo della “rivoluzione” di Chiara Appendino, ma dell’approccio antifamilista che attraversa ormai tutta una vasta area politica che va dal centrosinistra tradizionale al grillismo fino al berlusconismo liberal alla Francesca Pascale: “Non c’è nulla di naturale nella famiglia”. Affermazione apodittica, supportata dal nulla. Più semplicemente si dovrà ammettere che il punto di convergenza un filo più alto dei libri di Chiara Saraceno è quello rappresentato dall’articolo 29 della Costituzione dove Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Piero Calamandrei, Benedetto Croce, Nilde Iotti e Pietro Nenni convennero che invece non c’è nulla di più naturale della famiglia. I più grandi esponenti del pensiero comunista, socialista, liberale e cattolico sostennero con convinzione e scrissero che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Semplice, senza fronzoli ideologici.

Dunque, cos’è una famiglia? Semplicemente, è una pubblica assunzione di responsabilità nei confronti della società. Un uomo incontra una donna, si baciano, si innamorano. La famiglia non c’è ancora. La famiglia c’è quando sul sentimento si innesta la pubblica assunzione di responsabilità, di qui l’atto pubblico del matrimonio che prevede la decisione di essere una stabile cellula del tessuto sociale, quella che ne determina il futuro. Non è casuale l’obbligo di fedeltà stabilito persino dalla legge per i coniugi. La fedeltà, quella sì, non è naturale: ma la famiglia è luogo da preservare e per preservarne la stabilità il legislatore pensa bene che va salvaguardato il rispetto reciproco tra i coniugi.

L’ideologia corrente invece ritiene che atto fondante di una famiglia non sia la pubblica assunzione di responsabilità, innervata da fedeltà e stabilità, ma il piuttosto generico concetto di “amore”. La frase più ripetuta è “ma se due si amano, che male c’è?” eccetera eccetera. Recentemente è stata introdotta dalla stampa e dalle rivendicazioni dei più colorati gay pride anche la questione delle “famiglie poliamorose”, dove  insomma ci si ammucchia in cinque o in sei e si vorrebbero “gli stessi diritti” di quei borghesucci che ancora si amano in due. Inevitabilmente i musulmani hanno posto la questione della loro poligamia: “Invece di avere una maglia ufficiale e due amanti, non è meglio come atto di rispetto verso la donna renderle tutte e tre mogli?”. In effetti se pensi che la Saraceno valga più di Togliatti, Croce, Moro, Nenni e De Gasperi ti ritrovi in una degenerazione siffatta. Se attacchi costantemente la famiglia e non la consideri più la “società naturale fondata sul matrimonio”, allora tutto è famiglia, cioè niente è famiglia. Niente è famiglia, la famiglia non è più niente: questo è l’obiettivo di Chiara Saraceno, di Chiara Appendino, di Marco Alessandro Giusta e di tutte le Monica Cirinnà. Tutto è famiglia, allora niente è famiglia, la famiglia è annientata. Il “vecchio” viene abbattuto e la “rivoluzione” di Repubblica si afferma. Gli sconfitti della storia, i sofferenti per la palingenesi rivoluzionaria comunista rivelatasi stortura e illusione della loro fragile ragione, si prendono la rivincita.

In realtà sono timorosi e ipocriti. Persino nella tanto decantata legge sulle unioni civili, vero e proprio obbrobrio giuridico palesemente incostituzionale, i legislatori hanno cancellato il riferimento all’articolo 29 della Costituzione quando si tratta di unione omosessuale, facendo riferimento invece all’articolo 2 quello delle “formazioni sociali”, escludendo per i contraenti l’unione gay anche l’obbligo di fedeltà, implicitamente ammettendo la natura promiscua di quei legami. Nei paesi dove le unioni gay sono legge da anni si nota uno scarso interesse per lo strumento giuridico, passata la sbornia ideologica, oltre che una durata media bassissima: un anno e mezzo in Olanda, ancora meno nei paesi scandinavi dove le coppie lesbiche hanno un tasso di “divorzio” superiore del 167% rispetto a quello dei matrimoni tradizionali già non solidissimi nella liberal Scandinavia (gli omosessuali maschi si fermano attorno al 50%). Edward Laumann, sociologo dell’università di Chicago, spiega che “i gay trascorrono la maggior parte della loro vita adulta in relazioni transitorie o impegni a breve termine della durata di meno di sei mesi”. In Spagna il governo Zapatero approvando la legge sul “matrimonio omosessuale” nel 2005 affermò che ci sarebbero stati 250mila cerimonie gay in dieci anni, data la popolazione arcobaleno iberica ammontante a oltre tre milioni di persone. Nel 2015 quando si è stilato il bilancio lo si è dovuto ridurre di oltre il 90%: appena 24mila in dieci anni i “matrimoni” e i divorzi, ovviamente “lampo”, hanno cominciato a fioccare fin dal 2006. Ancora più illuminante l’imitazione portoghese dell’esperienza spagnola: solo 1.500 “matrimoni” gay in cinque anni. Forse Laumann legge la società con più aderenza alla realtà della collega Saraceno, che fa ideologia.

E in Italia? Istat parla di 7.513 coppie omosessuali stabilmente conviventi sotto uno stesso tetto, mentre la famiglia “tradizionale” si deve accontentare di 13.997.000 mamme e 13.997.000 papà che fanno la fatica quotidiana di far crescere quindici milioni di figli minorenni o maggiorenni ancora conviventi con mamma e papà. Nella follia assoluta di questi tempi il Parlamento italiano ha trascorso gli ultimi tre anni per costruire una orrenda e incostituzionale legge a favore dei 7.513, facendo niente, assolutamente niente, per alleviare la fatica che riguarda 43 milioni di persone che vivono in una struttura familiare “naturale” che i sociologi come Chiara Saraceno puntano a distruggere. E quando i grillini rivoluzionari vanno al potere che fanno? Fanno assessore alla famiglia, ops pardon, alle “famiglie” uno che della fatica dei 43 milioni non sa proprio nulla, lui ha pensato tutta la vita a organizzare i gay pride.

La famiglia è quella dell’articolo 29 della Costituzione: la società naturale fondata sul matrimonio, di cui la Repubblica riconosce i diritti. Attenzione, la Costituzione scrive che li “riconosce”, ciò significa che questi diritti sono pre-esistenti alla stessa Costituzione, sono diritti naturali che vanno rispettati. Chi contrae una unione civile omosessuale non costituisce una famiglia, lo dice la legge stessa che ha rinunciato a far riferimento all’articolo 29 per far riferimento invece al generico articolo 2 sulle “formazioni sociali”. Il dettato costituzionale non è una imposizione dei cattolici, ma l’incontro tra i livelli più alti del pensiero comunista, socialista, liberale, laico e certo anche cattolico. Vogliamo aggiornarlo perché i tempi cambiano? D’accordo. Esiste un milione di persone che vive in una condizione di coppia di fatto, allevano più di un milione di figli minori o maggiorenni conviventi. Sono famiglia? Certo, sono famiglia, i figli comportano una pubblica assunzione di responsabilità e molto spesso queste persone sono rimaste insieme proprio per dare stabilità ai bambini. E allora perché gli ideologi che hanno scritto l’orrenda legge sulle unioni gay hanno garantito i diritti solo ai 7.513 nuclei omosessuali conviventi, prevedendo il nulla per questi milioni di cittadini italiani che hanno la sola colpa di essere eterosessuali? Perché l’architetto Luca che contra unione civile con il giornalista Marco, se muore gli passa la pensione di reversibilità, mentre se muore Giovanni che sta da trent’anni con Marta anche perché insieme hanno tre figli e per i motivi più diversi non si sono sposati la loro “unione civile” non da diritto alla reversibilità? A questo punto arriva l’ideologia contro la famiglia, a discriminare platealmente per via dell’orientamento sessuale? E su questa orrenda nuova legge sulle unioni gay la Corte costituzionale non ha nulla da dire, l’articolo 3 della Costituzione non recita che non possono essere compiute discriminazioni plateali di tal fatta, vista l’uguaglianza tra i cittadini?

La famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio, è un atto pubblico di responsabilità sostanziato anche in assenza del patto matrimoniale formale dalla presenza di figli che danno stabilità alla coppia, ne derivano i doveri dell’essere padre e dell’essere madre, così come ne deriva il diritto fondamentale di ogni bambino ad avere una mamma e un papà. Non è una famiglia un rapporto sentimentale. Lo scrivente potrebbe avere un’amante, essere eroticamente e sentimentalmente molto legato a questa amante, ma l’amore di per sé non fa famiglia. La famiglia resta quella in cui lo scrivente per l’atto pubblico matrimoniale assunto nei confronti della comunità e per i doveri derivanti dalla presenza di figli, inevitabilmente risiede. La famiglia non è Mulino Bianco, la famiglia è quotidiana fatica resa alla società da decine e decine di milioni di persone, cui la politica vecchia e nuova dovrebbe non solo offrire rispetto, ma tendere una mano per offrire aiuto. Ma lo potrà fare solo se ne riconoscerà l’essenza, l’unicità, la peculiarità di “società naturale”. Se le politiche per la famiglia saranno messe in mano a chi sostiene le teorie dei sociologi che vogliono abbatterla e per farla usano il plurale, allora lo scontro è inevitabile.

Da una parte il Popolo della Famiglia, sempre più determinato a difendere questa unicità e unico a difenderla concretamente (avete sentito per caso qualche parola dell’arcivescovo Nosiglia sulla decisione della Appendino di assegnare l’assessorato al presidente Arcigay e di declinarlo al plurale?), dall’altra gli ideologi del nulla che utilizzano anche il linguaggio per determinare una realtà che non sanno e non vogliono leggere. Di mezzo una troppo vasta platea di indifferenti e di tiepidi che purtroppo rischiano di continuare a far scivolare la pallina su questo infame piano inclinato.

appendino

7 thoughts on “Cos’è una famiglia, cosa non lo è

  1. giuseppina il said:

    E’ proprio così in Italia. Se la stragrande maggioranza delle famiglie sono famiglie generazionali
    potevano forse mettere come assessore un bravo padre di famiglia o una brava madre di famiglia?
    .
    Ops.. pardon, dovevo scrivere un “bravo genitore1”, “un bravo genitore2”, …
    “un bravo genitorennesimo”; chiedo scusa.
    .
    Ma la base “ideologica” c’é ed é titanica: il lavoro intellettuale di Chiara Saraceno,
    grande “esperta” universitaria in famiglia generazionale.
    .
    Appendino, Appendino… almeno dal punto di vista della “coerenza” la dinamica sociale
    in atto le darà comunque ragione visto che la famiglia generazionale,
    se andiamo avanti così, non potrà neanche vantare l’alibi di essere necessaria al futuro.

  2. Cinzia il said:

    E’ ora di svegliarci peor tutti noi che abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli, dei nostri nipoti e in genere dell’u-manità! Il Popolo della Famiglia va sostenuto con impegno e assunzione di responsabilità per poter avere voce sul piano politico!

  3. massimo pistoia il said:

    Splendido articolo. Questa è la verità delle cose. Non c’è un media che possa far risaltare questa ingiustizia nei confronti dei milioni di famiglie che sostengono il paese e che stentano ad andare avanti mese per mese e invece si fa una legge in favore di poche migliaia di coppie gay.
    La chiesa ormai sta cambiando, sempre meno vocazioni e sempre più responsabilità in mano ai laici. C’è molta confusione anche all’interno delle parrocchie, dei movimenti e tra i vescovi. Quindi non occorre aspettarsi una guida di un vescovo, come dice papa Francesco, è arrivata l’ora ed è questa che i laici comincino a portare avanti valori cattolici e la dottrina sociale della chiesa all’interno della società civile, con forza e senza indugio. Il Popolo della Famiglia ha aperto la strada, occorre seguirlo ed aggregarsi.

  4. Alberto il said:

    Il quadro descritto è esatto, e condivisibile. Meno lo è lo stile comunicativo che pare inadatto ad un discorso che si vuole ‘politico’ anche nel senso dell’impegno diretto nelle istituzioni. In ogni caso, ripeto, la sostenza è del tutto condivisibile, specialmente per quanto ai profili di incostituzionalità nell discriminazione fra coppie gay e coppie di fatto etero. Spiritosa e condivisibile l’osservazione sul boldrinismo dilagnate, le sindache (ahimè!). Mi documenterò sulla Saraceno, sarà divertente leggere questo tipo di corbellerie, se corrispondono al vero.

  5. Roberto il said:

    Basta eccessive preoccupazioni ideologiche. Difendiamo la famiglia con il nostro esempio e la nostra passione senza attattaccare sempre le diverse visioni di famiglia. Difendiamola nella concretezza. Meglio i grillini che hanno una visione aperta di famiglia e combattono la corruzione ed il malaffare, che tanti politici sedicenti cattolici, grandi puttanieri nella vita, che hanno difeso la famiglia a parole ma, di fatto, hanno fatto poco o nulla a difesa della famiglia. Smettiamola di leccare i parolai e guardiamo ai fatti concreti

    • Alberto il said:

      “Meglio i grillini che hanno una visione aperta di famiglia e combattono la corruzione ed il malaffare, che tanti politici sedicenti cattolici, grandi puttanieri nella vita, che hanno difeso la famiglia a parole ma, di fatto, hanno fatto poco o nulla a difesa della famiglia”.
      Sarà concesso qualche dubbio? Intanto la nomina dell’Assessore Giusta è un atto concreto.
      apprezzabile comunque il pragmatismo, anche io non faccio dipendere il mio voto solo da questi argomenti. Però, via! Definire ‘aperta’ la visione della famiglia dell’Assessore Giusta e del suo sindaco (sindaco)! Quanto al combattere la corruzione, si vedrà, si vedrà. e si vedrà anche quanto si è capaci di governare, che è cosa diversa dal fare i moralizzatori urlanti e i vaffa day.

    • Rottami L. il said:

      Ma vergognati “visione aperta”, tu e l’inutile (per questo dannoso) “movimento cinque stelle”, finta opposizione che porta avanti le disumane ideologie al potere. Approfittando della buona fede di tantissimi elettori.

      Piccolo appunto sull’ormai crimimale e farabutto accenno a castacriccacorruzzzzione: è proprio tramite questa ingannevole battaglia contro i rubagalline che avete svenduto la sovranità del nostro paese. Appoggiate di fatto l’unione europea, l’euro che ha distrutto la nostra economia…