La minaccia di morte esplicita di Gayburg

Nessuno prende sul serio Gayburg, un sito Lgbt delirante che si concentra ogni giorno ad attaccare con un paio di articoli il Popolo della Famiglia e i suoi dirigenti a partire da Gianfranco Amato e Mario Adinolfi, ma ormai senza disdegnare Mirko De Carli e Nicola Di Matteo o chiunque sia esplicitamente un sostenitore del Pdf. Gli articoli sono densi di incredibili falsità che meriterebbero una denuncia al giorno, oggi si arrivava a dire che l’ultima strage in Afghanistan è responsabilità di Adinolfi e del Popolo della Famiglia. Ma è, appunto, folklore e ricerca di una modalità per attrarre in qualche modo l’attenzione.

Il segno però si è passato poche ore fa quando è uscito su Gayburg un articolo che contiene una esplicita minaccia di morte contro Toni Brandi di Pro Vita e, più esplicita e diretta, contro Mario Adinolfi. Questo il testuale dell’articolo in cui si assegna ovviamente al Popolo della Famiglia la responsabilità della “continua aggressione” contro gli omosessuali: “Cosa si può fare dinnanzi a questa aggressione? Probabilmente i gay le hanno già provate tutte: se si chiede l’assistenza delle istituzioni si otterrà solo silenzio. Se i post omofobi vengono segnalati a Facebook, si subirà l’onta di sentirsi dire che quegli insulti non violano le norme della loro community. Se si segnalano i fatti all’Unar, non si otterrà nulla. Stessa sorte spetterà alle segnalazioni inviate alla polizia postale. Infine, chiunque abbia contattato l’Unione Europea, probabilmente si sarà visto recapitare una folta documentazione che spiega come atti siano contro i principi comunitari, ma poi diranno di rivolgersi all’Unar o di intentare una costosa causa legale volta a denunciare l’Italia per inadempienza dinnanzi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (cosa non certo semplice da mettere in atto). Alla fine ci si renderà che si è soli dinnanzi ad un’aggressione incessante e violenta e ci si renderà anche contro che le istituzioni non muoveranno un solo dito per aiutarci. Non è Davide contro Golia, si è dinnanzi ad una pulce che rischia di essere travolta da un dinosauro finanziato dalle potentissime lobby internazionali di estrema destra.  Qual’è l’unica soluzione? Provate a pensarci e vi accorgerete che l’unica parola che passa nella vostra mentre sarà ‘morte’. Se Brandi è vecchio e si può presumere che la sua vita non durerà ancora a lungo, Mario Adinolfi è del del 1971 e c’è il rischio che possa insultarci per altri quarant’anni”.

Dunque “qual è la soluzione” secondo i caproni sgrammaticati (togliete l’apostrofo, ignoranti) del sitarello omosessualista? Ma certo, la “morte”. Da tempo segnaliamo il livello di incredibile violenza raggiunto dal mondo Lgbt contro chi dissente, ma questa esplicita minaccia e indicazione di obiettivi da eliminare riteniamo debba essere presa in carico dalla magistratura e un sito così vergognosamente violento immediatamente chiuso.

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6 thoughts on “La minaccia di morte esplicita di Gayburg

  1. Rottami L. il said:

    «Poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno» (Rm 1, 28). Così i valori dell’essere sono sostituiti da quelli dell’avere.

    L’unico fine che conta è il perseguimento del proprio benessere materiale. La cosiddetta «qualità della vita» è interpretata in modo prevalente o esclusivo come efficienza economica, consumismo disordinato, bellezza e godibilità della vita fisica, dimenticando le dimensioni più profonde — relazionali, spirituali e religiose — dell’esistenza.

    In un simile contesto la sofferenza, inevitabile peso dell’esistenza umana ma anche fattore di possibile crescita personale, viene «censurata», respinta come inutile, anzi combattuta come male da evitare sempre e comunque. Quando non la si può superare e la prospettiva di un benessere almeno futuro svanisce, allora pare che la vita abbia perso ogni significato e cresce nell’uomo la tentazione di rivendicare il diritto alla sua soppressione.

  2. roberto il said:

    Sostegno totale alla linea dura e legale di risposta al sito GAYBURG.
    Come organizzatori della FESTA DELLA FAMIGLIA di Polpenazze del Garda che si terrà la prossima domenica 31 luglio 2016, siamo stati oggetti di calunnie, ecco seguito del testo pubblicato su GAYBURG :

    La Repubblica di Salò fu l’ultima incarnazione del regime fascista e un disperato tentativo di ritorno alle origini del fascismo. Fallì, ma pare che qualcuno non abbia imparato nulla dalla storia. Oggi è l’amministrazione comunale di quella città a risultare capofila degli otto comuni che patrocineranno il nuovo evento anti-gay di Gianfranco Amato.
    Gli slogan proposti sono i classici motti dell’integralismo cattolico, dal “giù le mani dai nostri figli” a “famiglia e libertà educativa”. Peccato, però, che tali termini siano da intendere nella loro riformulazione integralista, ossia un quell’ottica di promozione dei distinguo fascisti per cui il far sesso con una persona del genere opposto è da ritenersi motivo di arianità e maggiori diritti. È infatti risaputo come i nemici dichiarati di Amato siano l’incisività, la pari dignità, le pari opportunità, la sana educazione dei figli e il contrasto alla violenza di genere. Lui chiede invece che ogni genitore possa disporre a proprio piacimento della vita dei figli, insegnandogli l’odio, negandogli informazioni vitali sulla sessualità o sottoponendoli a torture qualora osassero non dimostrarsi conformi all’italica virilità già teorizzata da Mussolini.
    Ma se ormai ci siamo abituati all’odio spiazzato dal leader integralista, insopportabile è assistere ad otto enti pubblici che si schierano contro i diritti costituzionali dei loro cittadini gay, attratti dal profitto che potrebbero trarre nel promuovere le discriminazioni.
    Ed è così che il 31 luglio, a Polpenazze del Garda, quella che Amato definisce come «la prima festa della famiglia» vedrà un suo convegno ideologico preceduto dall’intervento del sindaco del paesello bresciano (un centro di poco più circa duemila anime disseminate in 9 km²). Il tutto con il patrocinio dei comuni di Salò, Gavardo, Puegnago del Garda, Polpenazze sul Garda, Prevalle, Paitone, Soiano del Lago e Calvagese della Riviera.
    La matrice confessionale viene invece sottolineata da come l’evento si terrà nella chiesa di San Pietro in Lucone in caso di pioggia, così come i bambini verranno adescati a partecipare all’evento ideologico attraverso le promessa di una caccia al tesoro (a Torino furono invece dei giochi gonfiabili ad essere proposti quale attrattiva per poter mettere le loro mani sui bambini)

    Stiamo considerando di presentare un esposto alle competenti autorità locali, prima della tenuta dell’evento.

  3. giuseppina il said:

    Aggressioni?
    Continui insulti dai post-omofobi?
    Segnalazioni alla polizia postale senza risposta?
    Atti contro i principi comunitari?
    Lobby internazionali di estrema destra?
    .
    Tutto ciò ha un unico nome: piagnisteo.
    Tutto ciò ha una unica qualifica: concentrato di balle.
    Tutto ciò ha un unico scopo: piangere il morto e/o seminare zizzania.

    Viva il Popolo della Famiglia,
    viva i principi non negoziabili,
    viva l’onesta intellettuale,
    viva il diritto di avere una mamma e un papà alla nascita,
    viva il diritto dei più deboli a non essere prevaricati
    (soprattutto se impossibilitati a difendersi come i neonati destinati ad essere “comprati”).

  4. Fabiano Caso il said:

    Chiedo ad Adinolfi ed attendo una risposta via e-mail ([email protected]) o sul mio Facebook
    (Caso Fabiano) ” a quando la raccolta firme per l’abrogazione della legge sulle Unioni Civili?”, siamo in
    moltissimi ad attenderla, perchè vogliamo decidere noi e non un governo che ci ha completamente ignorati
    scavalcando ogni legge democratica ed ogni buon senso.

  5. Patrizia il said:

    Nessuno rischierebbe il carcere per uccidere un cretino come te, EaudiNolfi. Non ci sperare. Dovrai vivere con il tuo cervello avariato r soffocato dal grasso ancora per molto. Nessuno farà di te un martire cretino. Resterai il cretino che sei ma vivo. Spravvivente,diciamo.

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