Prof cattolico discriminato al Parini

Ormai puoi salire in cattedra con la parrucca bionda, con gonna e tacco 12 inneggiando da maschio al transessualismo o ovviamente proclamarti fedele (e di conseguenza insegnare agli inconsapevoli allievi) ai dettami del marxismo leninismo. Se però sei un insegnante cattolico e osi pronunciare un tuo convincimento in classe, allora scattano i provvedimenti disciplinari. Abbiamo fatto raccontare su La Croce al professore Walter Caligiuri la sua esperienza al liceo Parini di Milano, quello frequentato dai rampolli dell’alta borghesia illuminata meneghina: il Popolo della Famiglia gli esprime tutto il sostegno ed è pronto a manifestare a difesa della libertà d’espressione di tutti gli insegnanti cattolici, che non devono avere paura, non devono diventare conformisti, devono sempre avere il coraggio di testimoniare la verità. Come ha fatto Walter Caligiuri, pagando di persona. Ecco il suo racconto apparso su La Croce.

“In un’epoca di generale appiattimento intellettuale ed etico, segnata da una globalizzazione sempre più omologante, la possibilità che il quotidiano La Croce offre al Sottoscritto di far sentire la propria voce rappresenta la consolante speranza che in Italia si possa ancora esprimere in modo critico e libero una visione del mondo differente ed alternativa rispetto a quella subdolamente imposta quotidianemente dal Sistema del pensiero unico, incarnantesi non solo nell’apparato massmediatico ma anche, il che è ancora pià grave, nelle stesse Istituzioni, a cominciare dalla Scuola; quest’ultima, proprio in quanto luogo fondamentale della istruzione e della formazione, costituisce però, potenzialmente, anche il luogo dove è possibile far germogliare perniciose teorie ed atteggiamenti culturali, capaci col tempo di dar forma alla mentalità della futura classe dirigente. 

Non è stato forse sempre il controllo del sistema educativo uno degli obiettivi centrali dei vari regimi totalitari nella storia? Ma dopo il crollo, nel secolo scorso, delle grandi ideologie, possiamo forse ritenere che i sistemi politici democratici siano esenti da forme più o meno implicite di prepotenza ideologica? Possiamo davvero sentirci al sicuro da questo punto di vista sol perché viviamo in “democrazia”? Solo un ingenuo potrebbe rispondere affermativamente. La mia vicenda personale, che qui vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori, può ritenersi sintomatica di quanto appena detto. 

Tale vicenda prende avvio nel rinomato Liceo Parini di Milano, presso il quale il Sottoscritto è attualmente in servizio in qualità di Docente di Filosofia e Storia. Ma converrà partire dalla fine, ovvero da un procedimento disciplinare aperto a mio carico dall’Ufficio Scolastico di Milano nel maggio scorso e conclusosi con l’irrogazione di una sanzione disciplinare (due giorni di sospensione dall’insegnamento), che mi è stata comunicata nel mese di giugno. 

Cosa avrei fatto di tanto grave da meritare una sospensione di due giorni? Nel testo del provvedimento si legge che sarei responsabile di “aver voluto rimarcare, oltretutto con un linguaggio inappropriato, la mia contrarietà alle unioni civili, ponendo in essere un tentativo di indottrinamento degli studenti”; già, perché tutto prende inizio da una discussione avvenuta, a fine marzo scorso, in una quinta ginnasio, sul tema, di stringente attualità, delle unioni civili, durante la quale io ebbi ad esprimere la mia netta contrarietà alla legge Cirinnà, proprio in quel periodo in discussione in Parlamento.

Il dibattito in aula, che assunse toni particolarmente accesi proprio per la reazione di vera e propria intolleranza mostrata dalla classe verso le mie idee, spinse gli studenti – con ogni probabilità su istigazione di qualcuno del personale docente (dichiaratamente omosesssuale) che non deve aver gradito la mia presa di posizione in tema di omosessualità – a presentare una lettera di protesta al Preside, il quale girò la cosa all’Ufficio Scolastico di Milano perché si pronunciasse in merito. 

Non solo, pochi giorni l’accaduto uscì anche un articolo su Repubblica, (http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/04/12/news/frase_contro_i_gay_al_parini_un_prof_finisce_sotto_accusa-137413529/), che si limitava però ad un resoconto dei fatti nella sola versione degli studenti (versione descritta tuttavia con il “condizionale” e senza fare il mio nome).

Ebbene, ciò che mi ha spinto a raccontare qui la mia vicenda, è, soprattutto, la volontà di portare all’attenzione del pubblico, attraverso il mio caso, la prepotenza di un sistema culturale ben radicato nelle Istituzioni scolastiche, che, in nome di una presunta difesa dei principi democratici, pone in essere, poi, pericolosamente, nella pratica, azioni e atteggiamenti tutt’altro che democratici; a partire dalla lettera di contestazione degli studenti, nella quale mi sono state rivolte svariate accuse false – come quella secondo cui io avrei inveìto con toni offensivi e parole sprezzanti contro gli omosessuali, manifestando un atteggiamento discriminatorio nei loro confronti – fino alla stessa decisione dell’Ufficio Scolastico Provinciale di sanzionarmi, il tutto entro un contesto, quello del Liceo Parini, fatto di veleni e sospetti, tra le bugie degli studenti e le meschine macchinazioni di qualche collega di cui sono stato vittima. 

Ciò che però più colpisce, in tutta questa faccenda, è il suo risvolto ideologico e culturale, che pone un serio problema di mancanza di libertà di pensiero, in Italia, su certi temi. Mi riferisco alla mistificazione ad arte che è stata fatta delle mie idee, e tale malafede emerge proprio dall’espressione usata nel provvedimento sanzionatorio, ossia “indottrinamento”, un’espressione ambigua, maliziosamente adoperata per strumentalizzare la posizione da me assunta in tema di unioni civili e di omosessualità.

Ciò che ho affermato durante la discussione con gli studenti e che ribadisco con forza, non ha  nulla a che vedere con con il rispetto dovuto per gli omosessuali come persone, ma si riferisce alla contrarietà – per una serie di ragioni etico-filosofiche e che ho tutto il diritto di esprimere, sia come docente che come studioso di filosofia – alla istituzionalizzazione delle coppie omosessuali ed alla equiparazione del matrimonio tra uomo e donna ad altre formazioni sociali, come appunto le unioni tra persone delle stesso sesso. 

Ho cercato di spiegare agli studenti che non è affatto in discussione la libertà sentimentale e sessuale degli individui. Non vi è dubbio, come io stesso ho affermato anche nel corso del dibattito con la classe, che il valore intellettuale e morale della singola persona umana non dipenda in alcun caso dall’orientamento sessuale; anzi, sempre nel corso della  medesima discussione, ho anche ricordato che tanti uomini illustri, nella storia dell’arte e del pensiero, avevano notoriamente tendenze omosessuali, eppure ciò non ci impedisce affatto di onorarne la grandezza. Il punto qui è un altro: si tratta di comprendere il nesso tra orientamento sessuale e quel concetto di famiglia “naturale” (di cui parla anche la nostra Costituzione), che possiede un preciso significato pedagogico-politico. 

Qui non stiamo parlando del problema della discriminazione sessuale, come pretestuosamente vogliono far credere i miei detrattori, ma della funzione stessa che la sessualità riveste ai fini della costruzione della famiglia; è la sessualità, nel suo aspetto generativo e procreativo, che rende possibile la coniugalità, premessa, a sua volta, di quella prima forma di società politica che è la “famiglia”. La natura della famiglia è quella di costituire un luogo di sicurezza e protezione per una nuova vita ed in tal senso non può che presupporre una “società coniugale” (per usare le parole del Beato Antonio Rosmini); ma a quest’ultima è connaturata una dimensione procreativa della sessualità, per la quale l’atto sessuale è la condizione per la generazione di un nuovo essere, per la perpetuazione della specie umana e, quindi, per la stessa continuità storica dell’uomo; in una coppia omosessuale, insomma, viene a mancare “ontologicamente” tale intrinseca valenza generativa della sessualità, fondamento della coniugalità, non potendo una tale coppia generare in virtù dell’atto sessuale. Vi è dunque un’assurdità logica di fondo nella estensione, a persone dello stesso sesso, del “diritto” di  sposarsi o di unirsi in forme di relazione pseudomatrimoniale. Anche in merito all’altro tema di contrapposizione tra me e gli studenti, ovvero quello della cosiddetta “adozione del figliastro” (stepchild adoption), la mia netta contrarietà si basa sul fatto che consentire le adozioni a coppie omosessuali vuol dire avallare un tipo di struttura familiare senza più ruoli, senza differenze di genere, un tipo di struttura familiare inadatta ad offrire al fanciullo quella ricchezza emotiva, psicologica e spirituale che solo la coesistenza tra “maternità” e “paternità” può assicurare e che è essenziale per una educazione piena ed equilibrata.

Sono stato accusato di “indottrinare” gli studenti, quando, invece, ho cercato di metterli in guardia dal rischio di affrontare temi del genere in modo superficiale, e di spronarli ad andare al di là della mera ricezione passiva ed acritica di ciò che essi assorbono quotidianamente dal bombardamento mediatico, invitandoli a sottoporre dati ed informazioni al vaglio della ragione riflessiva ed all’approfondimento. Gli “esimi” ed “illustrissimi” funzionari dell’Ufficio Scolastico di Milano che mi hanno sanzionato non sanno, o fanno finta di non sapere, che la funzione dell’insegnamento è quella di formare in senso critico, razionale e responsabile, le coscienze degli allievi, ovverosia, tra le altre cose, educare l’allievo ad una pluralità di idee, punti di vista e prospettive ermeneutiche; ed è appunto questo ciò che ho rimproverato agli studenti, il fatto, cioé, di assumere, nel difendere ciecamente e dogmaticamente la legge Cirinnà, proprio il medesimo atteggiamento di intolleranza che essi attribuiscono agli avversari di tale legge. 

Di questo generale clima oppressivo, che vorrebbe imbavagliare il diritto di critica, è un’ulteriore riprova anche la mancata autorizzazione, da parte del Dirigente del Liceo Parini, alla pubblicazione di una mia intervista, richiestami dal giornalino della Scuola e da me concessa poco tempo dopo l’accaduto, per raccontare la mia versione dei fatti. A dire del Preside, in tale intervista, io avrei mosso critiche troppo pesanti nei confronti della Scuola e degli studenti coinvolti nella vicenda, quando, invece, non ho fatto altro che ribadire il mio punto di vista sul tema delle unioni civili, criticando sì, ma doverosamente, l’atteggiamento indisciplinato degli studenti nel loro modo di porsi in una discussione col proprio docente, lamentando la facilità con la quale dati riservati del Sottoscritto sono stati messi a disposizione dei Giornali, e smontando, infine, una per una, le false accuse contenute nella lettera consegnata al Preside. 

La verità è che è in atto da tempo, in molte Scuole d’Italia, col beneplacito delle alte sfere politico-istituzionali, una sistematica e pianificata opera di aggressione contro i valori tradizionali, sorretta da una mentalità volta ad affermare i “diritti sociali” in modo egoistico e materialistico. Siamo di fronte a quello che io definisco un oscurantismo alla rovescia, che vorrebbe abolire ogni distinzione di ruoli, già a partire dalla famiglia, dalla genitorialità, fino alla messa in discussione della stessa distinzione tra maschi e femmine (si pensi in questo senso alla cosiddetta teoria del gender), senza contare poi la propettiva, che in altre Nazioni è già realtà, della indegna mercificazione della maternità con il cosiddetto “utero in affitto”. Al di là della battaglia legale che porterò avanti contro questa ingiusta nonché ridicola sanzione, la mia vicenda deve far riflettere i lettori sulla urgenza di una battaglia innanzitutto culturale; tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati ad una coraggiosa ed energica reazione contro il relativismo nichilistico e secolaristico oggi imperante, venato di anticlericalismo fanatico e alla moda, sempre pronto a criticare il presunto dogmatismo dei valori tradizionali attraverso un “dogmatismo dell’antidogmatismo”. 

In verità, dietro la tanto esaltata “etica dei diritti”, di cui è uno dei tanti esempi proprio il dilagante “omosessualismo” militante dei vari “gay pride”, non vi è che il “desiderio”, o per meglio dire, il “capriccio” dell’individuo elevato a “diritto”, comoda parola per rifuggire da ogni morale deontologica che ponga al centro del discorso etico i “doveri universali dell’uomo” oltreché i diritti, e per giustificare la liberazione da ogni limite morale, assecondando, così, la volontà di potenza di un’umanità, quella dell’Occidente contemporaneo, che ha completamente dimenticato il proprio passato, le proprie radici ed il senso stesso dell’eterno”.

caligiuri

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14 commenti su “Prof cattolico discriminato al Parini

  1. Marco il said:

    Gli studenti non hanno bisogno di docenti che gli insegnino COSA pensare ma docenti che insegnino COME pensare. Questo è stato l’errore. Una distinzione fondamentale per un docente che non dovrebbe mai anteporre le proprie idee all’obiettivo fondamentale di far pensare gli studenti con la propria testa, anche quando raggiungono lidi che non piacciono. Il docente che quindi adesso si lamenta (nella più sana tradizione italica) dovrebbe invece prendersi la responsabilità dell’errore e di un comportamento che è esattamente identico a quello attribuito al pensiero unico dominante ed ai media. Comportamento che, in piccolo, è lo stesso che ha voluto adottare lui. Poi ci lamentiamo dei prof. Marxisti/Comunisti che indottrinavano gli studenti 40 anni fa.

        • Rottami L. il said:

          Ma osi pure rispondere? Tu al massimo hai letto l’elenco telefonico, data la vitalità dei tuoi vergognosi argomenti.

    • giuseppina il said:

      Gli studenti non hanno bisogno di docenti che gli insegnino COSA pensare ma docenti che insegnino COME pensare. Questo è stato l’errore.
      .
      Anche con la sua considerazione applicabile alla lettera si pone sempre
      il problema del “COME” ineluttabilmente compromesso dal “COSA”
      durante una lezione o un confronto in classe.
      .
      Concordo con l’articolista. LA vera questione é che il pensiero unico dominante
      (oramai acquisito e con caratteri precaricanti), anche con ideale rapporto
      fra COME e COSA, é oggettivamente fonte primaria di discriminazione.
      E i due pesi e le due misure abbondano nella scuola italiana.

    • Rino DV il said:

      Sono un insegnante. Di formazione anarchico-umanistica ( ergo nulla da imparare da chicchessia su cosa sia e debba essere la libertà in tutte le sue espressioni) e sono al tempo stesso (ciò la sorprenderà) radicalmente antigenderista.
      1- Chiarito questo, cortese Sig. Marco, mi dica che cosa e quanto resterebbe dei libri di testo, dei programmi, delle Linee Guida, delle Indicazioni Nazionali e della massa dei contenuti trasmessi se ne venisse espunto ed espulso il “cosa” per lasciarvi un depurato nobilissimo “come”. Se si educa alla tolleranza (anziché all’intolleranza) al rispetto (anziché alla sopraffazione) si trasmette un “cosa” non un “come”. Se si insegna Storia si trasmette un “cosa” non un come. Idem per ogni altra disciplina. Se illustro la Costituzione , trasmetto i valori in essa contenuti.
      Il “come” è un meta-insegnamento.
      2- Indottrinamento. Questo termine derogatorio non può riferirsi ai contenuti. Se così fosse ogni insegnamento sarebbe tale, non solo quello i cui contenuti disapproviamo, ma anche quello che noi stessi trasmettiamo. Per non indottrinare bisognerebbe non insegnare più nulla. Ben merita invece tale etichetta squalificante quell’insegnamento monocorde, conformista che esclude, censura, liquida ciò che lo critica, lo combatte e lo smantella. Il Pensiero Unico che si autodefinisce Vero Bene e Vera Verità, che non ammette repliche e dissensi: questo è indottrinamento orwelliano. Il genderismo è indottrinamento.

      • La sua formazione umanista traspare dal suo commento che trovo abbastanza pregno di retorica (in senso letterale di composizione del post non in senso dispregiativo) utile a giustificare la conclusione finale. Dal basso della mia formazione scientifica rispondo per punti:
        1) E’ evidente che per quanto riguarda i concetti di un programma non esistano (per un buon insegnante) né il “cosa pensare” né il “come pensare”. Semplicemente si forniscono nozioni di base. E’ l’interpretazione di queste nozioni di base che rappresenta la differenza su “cosa pensare” e “come pensare”. Il primo fornisce l’interpretazione da imparare di quel fenomeno/evento. La seconda insegna come formarsi un’idea ed un interpretazione di quel fenomeno/evento. Lei ha semplicemente confuso il “cosa/come pensare” con il semplice “cosa/come” applicato a concetti e sono due cose ben diverse ma credo l’abbia fatto a bella posta per giustificare il seguito.
        2) Indottrinare è un termine preciso e come giustamente fa notare, squalificante. E sono d’accordo con lei che l’indottrinamento è presente quando è presente il conformismo del pensiero. Ma quando cita il “Pensiero Unico” lei non fa altro che opera di conformismo scadendo nel complottismo pubblicitario di una entità non organizzata che nulla è che il semplice conformismo di cui sopra. Nessuna novità sociologica. E qui fa scattare il coup de theatre, dopo aver preparato il discorso c’è la conclusione indimostrata: “Il genderismo è indottrinamento”. Lo slogan. E qui lei si comporta esattamente come il pensiero unico citato. Piazza lo slogan senza spiegare cosa sarebbe questo “gendersimo” e perché costituisca indottrinamento.

        Ergo lei smentisce se stesso, non tanto nelle opinabili conclusioni, ma negli stessi comportamenti. Non lo trova ironico?

        • Rottami L. il said:

          Mostri i segni della tipica alienazione degli appartanenenti alle logge dei grembiulini.
          Una prece

  2. Cesare Ciancianaini il said:

    Si ripetono da tempo fatti di questo tipo, in cui si strumentalizzano le posizioni “anti” dei docenti, in particolare cattolici”, mediante un gruppo di testimoni contagiati dal “pensiero unico”, i quali spesso distorcono la verità, trovando nei poteri superiori un supporto significativo. Né giova fare riferimento alla biologia e a quanto la natura comporta, perché a chi ha gli occhi chiusi non si può parlare del sole..
    Conviene a questo punto, sapendo che spesso sono argomenti capziosi volti a cogliere in fallo il docente, dotarsi di un registratore tascabile e registrare tutto, oppure affrontare l’argomento in presenza di testimoni, giacché oggi troppo spesso la classe diventa come la fossa dei leoni. Il fatto però più grave è costituito dall’ufficio scolastico che non si è minimamente preoccupato di sentire l’insegnante. Insomma se sei cattolico resti colpevole finché non riesci a dimostrare la tua innocenza: è questa la giustizia?

  3. Tito Potito il said:

    Il professore ha perfettamente ragione e ha tutta la mia solidarietà rispetto a un provvedimento dell’ufficio scolastico di chiara matrice stalinista.
    Tuttavia, come già ebbi a dire in occasione di un altro episodio di persecuzione ideologica, intentata allora nei confronti di una bravissima insegnante di religione torinese, su questi argomenti è consigliabile per gli insegnanti tacere, non parlarne affatto, proprio perché non c’è libertà. Cambiate discorso, dite che non fa parte del programma e che voi dovete fare lezione. Quasi sempre si tratta di trabocchetti per sbattere l'”omofobo” in prima pagina.

    • Rottami L. il said:

      Chiara matrice stalinista? Cerhiamo di mantenere un tono più serio, qui si parla di attiva volontà DEL PARTITO DEMOCRATICO e dei suoi gazzettieri di espellere I CATTOLICI dalla scuola.
      I professori devono parlare, dire la verità, combattere la dissoluzione invece, altrimenti tutto è perduto.

  4. Tito Potito il said:

    Perchè, non le sembro serio quando parlo di matrice stalinista? O forse le sembra un complimento. Io non racconto barzellette, non le consento di affetmarlo.

    • Rottami L. il said:

      Mi consenta invece, se da una premessa sciocca (“matrice stalinista”) deriva laconseguenza insulsa che i professori (cattolici) dovrebbero tacere.

    • Rottami L. il said:

      Ah beh, forse le sembra un complimento dice? Ma come si permette?
      A me sembra maggiormente un complimento per chi afferma che gli insegnanti non dovrebbero più esprimere idee conformi alla dottrina della Chiesa in classe per paura dei delatori…

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